15-20 minuti di training aiutano a riconoscere i volti generati dall’IA
Basta guardare su uno schermo un volto dall’aspetto impeccabile perché l’istinto possa sbagliare: i volti generati dall’IA — almeno quelli di persone bianche, secondo lo studio — possono sembrare più umani di quelli reali. All’Università di Southampton, i ricercatori hanno testato DISCERN-AI, una sessione di training di 15-20 minuti che ha portato i partecipanti da prestazioni inferiori al livello casuale a prestazioni superiori.
È importante perché i volti sintetici sono liberamente disponibili online e compaiono già nelle truffe sentimentali, nelle interferenze elettorali, nel cyberbullismo e nello spionaggio. Un recente studio ha rilevato oltre 7.000 account su X, l’ex Twitter, che usavano foto profilo false generate dall’IA per pubblicare spam. Mansi Pattni, prima autrice congiunta dello studio e ricercatrice post-laurea a Southampton, afferma che le persone erano più propense a scegliere un volto falso iperrealistico rispetto a uno reale.
DISCERN-AI non chiede ai partecipanti di memorizzare un singolo segnale rivelatore. La prima sezione rovescia gli istinti: volti proporzionati e familiari possono indicare che un’immagine è stata generata dall’IA, mentre un volto memorabile può segnalare autenticità. La seconda presenta le immagini curate e di alta qualità come più probabilmente generate dall’IA, e quelle distintive e stravaganti come più probabilmente reali. La sezione finale invita i partecipanti a ignorare la pelle liscia e il sorriso, che secondo i ricercatori non sono segnali utili.
Oltre 600 partecipanti sono stati sottoposti a test prima e dopo il training, in confronto con un gruppo non formato e in un follow-up a sorpresa 20 giorni dopo. Tina Seabrooke, prima autrice congiunta dello studio, afferma che i miglioramenti non consistevano soltanto in un maggiore scetticismo: il tasso di identificazioni corrette è aumentato e i falsi allarmi sono diminuiti. Inoltre, il training ha dato buoni risultati rispetto ad altri trattamenti contro la disinformazione, come il riconoscimento delle notizie false. I modelli informatici addestrati sugli stessi indizi hanno raggiunto un’accuratezza del 94%, superiore a quella dei partecipanti.
In concreto, quindi, una breve lezione potrebbe fornire alle persone un filtro iniziale migliore per le foto profilo usate nelle truffe, nelle interferenze elettorali o nel cyberbullismo, senza affidarsi alla vaga sensazione che un volto sembri strano. I beneficiari immediati sarebbero le persone che prendono decisioni rapide online, ma il limite resta evidente: le macchine che usano gli stessi indizi hanno fatto meglio, e il team di Southampton si è limitato a dire che prevede di rendere il training accessibile online nel prossimo futuro. Lo studio indica una competenza pratica per gli esseri umani, non una capacità di riconoscimento ai livelli delle macchine.
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