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A 35 milioni di PSI, l'acqua cambia struttura in laboratorio

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Foto illustrativa: Plasma Trees
Foto illustrativa: Themarnicle · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

In un laboratorio di Las Vegas, un campione d'acqua è posto tra due diamanti, il materiale più duro conosciuto, e viene compresso fino a raggiungere 35 milioni di libbre (16 milioni di kg) per pollice quadrato (PSI). Uno pneumatico d'auto regge circa 30 PSI. A quella pressione, l'acqua smette di comportarsi come quella in un bicchiere sul tavolo della cucina.

La regola abituale della fisica è semplice. Si comprime un materiale, i suoi atomi vengono spinti più vicini tra loro e, di norma, ne risultano disposizioni più ordinate e più simmetriche. L'acqua infrange questa regola. Il team dell'Università del Nevada, Las Vegas (UNLV) ha scoperto che, all'aumentare della pressione, l'acqua diventa una versione di se stessa a simmetria più bassa, e la sua chimica cambia insieme alla struttura. Il lavoro, guidato dal fisico Ashkan Salamat, direttore del Nevada Extreme Conditions Lab, è pubblicato su Communications Chemistry.

La pressione non è scelta a caso. Il team di Salamat afferma di aver riprodotto condizioni più vicine a quelle di Nettuno o Urano, i cosiddetti giganti di ghiaccio, il cui interno è fatto di acqua calda, di aspetto metallico, con ammoniaca e metano. I dati delle sonde del programma Voyager danno agli scienziati un'idea della composizione di questi pianeti e della loro pressione e temperatura interne, ma nessuna sonda può scendere nelle loro atmosfere o nella loro crosta. Il laboratorio è l'unico luogo in cui la chimica può essere osservata direttamente.

Il metodo è preciso ma limitato. I campioni sono stati studiati con la spettroscopia, che legge come la materia interagisce con la luce, mentre i raggi X hanno rivelato la disposizione degli atomi. I risultati sono misure di laboratorio, ottenute su pochi campioni sottoposti a compressione estrema. Il team di Salamat descrive come potrebbe apparire l'acqua in profondità all'interno di un pianeta e osserva che, se la pressione venisse rilasciata, l'acqua si riorganizzerebbe probabilmente in una struttura più comune sulla Terra.

Per ora, i primi a trarne vantaggio sono i ricercatori che modellano l'interno dei giganti di ghiaccio: ottengono un comportamento misurato dell'acqua in condizioni in cui nessuno strumento può arrivare. Lo studio non fissa alcuna data per le applicazioni e non rivendica alcun uso pratico al di là di questo quadro scientifico. Salamat esprime l'ambizione in termini di lungo periodo: «Quando un giorno arriveremo a questi mondi, che cosa vedremo?». Fino ad allora, la risposta si costruisce un campione compresso alla volta.

35 milioni di PSIPressione applicata all'acqua nel laboratorio dell'UNLV, vicina alle condizioni all'interno di Nettuno e Urano

Fonti — leggere gli originali(ora di Parigi)

Phys.org — EspaceEN
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