Astronomi identificano una «stella buco nero» nei dati Webb
Un singolo puntino rosso nascosto nei dataset del Telescopio spaziale James Webb è diventato un’anomalia astrofisica. Gli astronomi hanno concluso che l’oggetto è una «stella buco nero»: ha le dimensioni di una grande stella, ma produce molta più energia di quanta ne possa spiegare la fusione nucleare.
La ricerca è iniziata nel 2024, quando gli studiosi che esaminavano i dati di Webb hanno notato centinaia di misteriosi puntini rossi. Si riteneva che fossero quasar appena nati, esistiti quando l’Universo aveva appena poche centinaia di milioni di anni. Un oggetto non corrispondeva a nessun oggetto astrofisico noto.
Quell’oggetto era estremamente rosso ed estremamente luminoso. Secondo il resoconto della scoperta, le sue proprietà non corrispondevano a quelle di nessun oggetto astrofisico noto. La nuova definizione mette in evidenza la discrepanza invece di eliminarla: un corpo delle dimensioni di una stella con un’emissione energetica paragonabile a quella di un buco nero attivo.
Che cosa cambia, concretamente? Ora gli astronomi hanno un nome preciso per un oggetto dell’Universo primordiale che in precedenza sfuggiva alla classificazione. La scoperta non descrive un dispositivo né una tecnologia energetica: identifica un raro caso cosmico nei dati di Webb, in cui dimensioni e potenza si combinano in un modo che le categorie esistenti non riuscivano a ricomprendere.
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