JinkoSolar: 28% di efficienza di picco per una cella sperimentale

Il 17 ottobre, durante il Global Tech Day di Shanghai, JinkoSolar ha presentato una nuova cella solare e ne ha messo in evidenza un dato principale: 28% di efficienza di picco. Si tratta della quota di luce solare che la cella trasforma in elettricità nel suo punto migliore. Il produttore cinese di moduli presenta la cifra in un white paper tecnico, che non indica una certificazione di terzi, un'area di prova né l'efficienza media di una linea di produzione. Il numero è un'affermazione dell'azienda e tale resta finché qualcun altro non lo misura.
La maggior parte delle celle solari posiziona i contatti metallici sulla faccia esposta al sole, dove nascondono una parte della luce. Il design TAC sposta entrambi gli elettrodi sul retro, così che nulla si trovi davanti al silicio. Il retro è poi diviso in due zone alternate. Una raccoglie gli elettroni tramite una struttura TOPCon, uno strato di ossido di silicio spesso appena da 1 a 2 nm e ricoperto da silicio policristallino drogato. L'altra raccoglie le lacune tramite silicio amorfo idrogenato, preso in prestito dalle celle a eterogiunzione (HJT). JinkoSolar chiama la combinazione un design «2+1» e afferma che lo strato di silicio amorfo è lavorato a meno di 200 °C.
La parte difficile è realizzare tutto ciò su un unico wafer. Due tipi di contatto devono stare affiancati e restare separati, e per questo JinkoSolar ricorre a una strutturazione laser ad alta precisione e a un isolamento dielettrico. L'azienda descrive inoltre un processo di passivazione su tutta la superficie, chiamato GPP, che riduce le perdite per ricombinazione lungo i contatti, e un secondo processo, MCP 2.0, che interviene sui bordi lasciati dal taglio delle celle. Il white paper riporta una durata di vita dei portatori minoritari nel bulk superiore a 2 ms e una densità di corrente di ricombinazione nel bulk inferiore a 5 fA/cm² per il substrato di silicio. Si tratta di misure della qualità del materiale, non della resa della cella finita.
Il dato del 28% va letto con prudenza. Il rapporto del primo semestre 2026 di JinkoSolar elenca separatamente un 27,2% certificato da terzi per una cella di ricerca a contatti posteriori di tipo n, ma l'azienda non collega quel risultato alla TAC. Letti insieme, i due dati indicano un risultato forte nella categoria delle celle di laboratorio, non un valore verificato di produzione. Senza un test indipendente o una media di linea dichiarata, il 28% non può ancora essere confrontato con l'efficienza dei pannelli oggi in vendita.
Se la cifra reggerà ai test indipendenti, i produttori di moduli e gli acquirenti dei loro pannelli ne trarrebbero vantaggio: più elettricità dalla stessa superficie di tetto o di campo. La fonte non fornisce alcuna tempistica, prezzo o stabilimento per la TAC, quindi il vantaggio concreto resta lontano. Le prossime tappe indicate da JinkoSolar riguardano le parti che dovranno funzionare prima che esista un prodotto: metallizzazione a bassa temperatura, materiali di contatto contenenti rame e uso della TAC come cella inferiore di un tandem perovskite-silicio.
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