Peptide anti-Alzheimer dei topi circola anche nel sangue umano

In un articolo pubblicato su PNAS Nexus il 20 ottobre 2026, Sergey A. Kozin e colleghi descrivono una scoperta nata come progetto di farmaco. Il loro team aveva progettato un breve peptide, una catena di quattro amminoacidi chiamata HAEE, per impedire la formazione di placche di beta-amiloide nel cervello. Nei topi, i risultati sono stati promettenti. Poi, mentre testavano la molecola, i ricercatori hanno scoperto che una molecola identica circolava già nel sangue umano.
La beta-amiloide è una proteina che si aggrega in placche, e impedire la formazione di queste placche è stato proposto come un modo per prevenire la malattia di Alzheimer o per curarla nelle fasi iniziali. Si ritiene che le placche precedano la diffusione della tau, una seconda proteina che diventa tossica nel cervello. Il team ha puntato su un punto debole specifico: gli ioni zinco, considerati fondamentali per la formazione delle placche. HAEE blocca il principale sito di legame con lo zinco sulle singole molecole di beta-amiloide. Gli autori avevano, in sostanza, ricostruito a ritroso una molecola che l'organismo produceva già da sé.
Le misurazioni nel sangue sono l'elemento che cambia il quadro. I livelli di HAEE seguono lo stato della malattia, più bassi nelle persone con deficit cognitivi, mentre i livelli di beta-amiloide sono uguali nei malati di Alzheimer e nelle persone sane. Per questo gli autori descrivono HAEE come un possibile biomarcatore, un segnale misurabile nel sangue che potrebbe aiutare a diagnosticare la malattia. Suggeriscono anche che una carenza di HAEE possa essere una causa dell'Alzheimer. Si tratta di una loro interpretazione, che lo studio non dimostra da solo.
Per pazienti e medici, la prospettiva più immediata è diagnostica. Un marcatore nel sangue si misurerebbe su un campione, invece di essere dedotto dai sintomi successivi, e gli autori stanno esplorando HAEE anche in questo ruolo, oltre che come possibile terapia. Tuttavia, lo studio riporta risultati nei topi e livelli nel sangue confrontati tra gruppi di persone. Non descrive alcuna sperimentazione terapeutica sui pazienti e non fornisce una data per un eventuale impiego clinico, quindi il percorso che porta da questa scoperta a un test in ambulatorio resta aperto.
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