Studio di otto anni: percorsi molecolari distinti nell’invecchiamento sano
Per otto anni, i ricercatori del King's College London sono tornati sulle stesse 335 persone, monitorando l’RNA nel sangue, l’attività dei geni e i metaboliti. La loro scoperta: persone sane della stessa età possono seguire percorsi molecolari distinti di invecchiamento, con alcuni cambiamenti che procedono in direzioni nettamente diverse — talvolta opposte.
Questo è importante perché l’invecchiamento molecolare non è semplicemente un conteggio dei compleanni. Comprende il progressivo accumulo di danni cellulari e cambiamenti chimici nel DNA, nelle proteine e nei lipidi, processi che possono indebolire gradualmente i tessuti e aumentare il rischio di cancro, malattie cardiometaboliche e disturbi neurodegenerativi. Lo studio ha rilevato che fattori genetici e influenze ambientali interagivano continuamente nel corso della vita dei partecipanti.
Le differenze erano visibili in specifici segnali biologici. I partecipanti con CXCL9, un gene associato all’invecchiamento cardiaco, hanno mostrato traiettorie diverse di cambiamento. I livelli di TP53, un gene oncosoppressore, sono diminuiti in alcuni individui con l’avanzare dell’età, modificando potenzialmente il loro rischio di cancro. I ricercatori hanno inoltre riportato correlazioni tra i cambiamenti nei livelli ematici di PFAS — spesso chiamati sostanze chimiche eterne — e l’evoluzione dei profili molecolari.
Anche il sistema immunitario non invecchiava seguendo un unico percorso uniforme. I cambiamenti molecolari differivano tra l’immunità innata, la rapida prima linea di difesa con cui si nasce, e l’immunità adattativa, la risposta più lenta che sviluppa una memoria nel tempo. La professoressa Kerrin Small del King's College London ha affermato che i risultati potrebbero aiutare a distinguere l’invecchiamento sano dalle fasi iniziali della malattia.
In concreto, il risultato immediato è una mappa più individualizzata dell’invecchiamento, non un nuovo trattamento. Il potenziale vantaggio è che le persone i cui schemi molecolari suggeriscono un rischio maggiore di malattia potrebbero in futuro ricevere cure più precoci e mirate, mentre le misure di tutela della salute ambientale potrebbero essere valutate attraverso i loro effetti a livello molecolare.
Lo studio ha seguito una sola coorte e riporta correlazioni per le esposizioni ambientali; il risultato relativo a TP53 è descritto come potenzialmente in grado di influenzare il rischio di cancro. Gli autori presentano il lavoro come una possibile tabella di marcia per la medicina di precisione, con applicazioni pratiche ancora da sviluppare.
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