30 minuti di ciclismo legati alla memoria dopo poco sonno
Alle 2, un gruppo di giovani adulti sani ha iniziato un periodo di sonno che terminava alle 7:30. Prima di quella notte breve, alcuni avevano pedalato per 30 minuti. La mattina successiva, questi partecipanti hanno ottenuto risultati statisticamente paragonabili in un test di memoria a quelli di chi aveva dormito per 8,5 ore.
Emmanuel Frimpong e i suoi colleghi hanno diviso 88 giovani adulti sani in quattro gruppi: 8,5 ore di sonno con o senza esercizio fisico e 4,5 ore di sonno con o senza esercizio. Prima di coricarsi, i gruppi che facevano esercizio pedalavano su una cyclette per 30 minuti, compresi 5 minuti di riscaldamento e defaticamento; gli altri restavano seduti in silenzio per 40 minuti. I volontari memorizzavano prima 80 coppie di volti e nomi, poi affrontavano al mattino un test con 120 coppie.
La tempistica era importante. Subito dopo l’apprendimento, tutti e quattro i gruppi ottenevano risultati equivalenti. Il divario è emerso soltanto la mattina successiva, quando il cervello aveva trascorso la notte a immagazzinare e stabilizzare i nuovi ricordi. Questo schema suggerisce che l’allenamento abbia agito durante la fase dipendente dal sonno, anziché limitarsi a rendere i partecipanti più abili nel compito iniziale.
I ricercatori collegano l’effetto al sonno a onde lente, la fase più profonda del sonno. Durante questa fase, il cervello riattiva le informazioni appena apprese e le trasferisce nella memoria a lungo termine. La loro analisi ha rilevato che il sonno a onde lente modulava il beneficio: i partecipanti che vi trascorrevano naturalmente più tempo, o che ne avevano una percentuale maggiore, traevano più vantaggio dall’esercizio.
In concreto, lo studio offre un’indicazione limitata ma utilizzabile per chi deve affrontare una singola notte breve: in questo contesto di laboratorio, il ciclismo moderato prima di dormire era associato a prestazioni mnemoniche paragonabili a quelle osservate dopo un sonno senza limitazioni. Non dimostra ancora l’efficacia di un rimedio generale. Servono studi più ampi e diversificati in condizioni reali prima che un allenamento serale possa diventare un metodo raccomandato per attenuare i problemi di memoria legati alla perdita di sonno.
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