L'esercizio aerobico acuto cambia l'attività cerebrale
Presso la struttura di AIST per la neuroimmagine, adulti giovani e anziani sani hanno svolto compiti cognitivi prima e dopo un esercizio aerobico acuto, mentre la risonanza magnetica funzionale (fMRI) — scansioni cerebrali utilizzate per misurare l'attività — monitorava i cambiamenti regionali. In collaborazione con l'University of Texas Southwestern Medical Center, il team di AIST riferisce che l'esercizio ha modificato i modelli di attività cerebrale regionale durante questi compiti. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Magnetic Resonance Imaging.
Il progresso è tanto metodologico quanto biologico. La ripetizione di un compito può modificare di per sé la risposta del cervello, man mano che i partecipanti acquisiscono familiarità con il compito. I ricercatori hanno progettato misurazioni ripetute per separare questo effetto della ripetizione da quello dell'esercizio aerobico, un'ambiguità che gli studi precedenti non avevano risolto in modo sufficiente.
Lo studio ha rilevato cambiamenti nell'attività cerebrale regionale dopo l'esercizio aerobico e ha suggerito che l'esercizio aerobico può modificare i processi neurali durante i compiti cognitivi.
Negli anziani, i ricercatori hanno osservato una correlazione positiva tra il calo dell'attività cerebrale causato dalla ripetizione del compito e le prestazioni. In parole semplici, un calo maggiore dell'attività con la ripetizione era associato a prestazioni migliori nel compito. I ricercatori suggeriscono che i cambiamenti nell'attività cerebrale associati all'assuefazione al compito possano essere collegati a un'elaborazione più efficiente; la correlazione non dimostra un rapporto di causa-effetto.
Che cosa cambia, dunque, per le persone fuori dallo scanner? Il valore immediato consiste in un modo per rendere visibile un effetto dell'esercizio altrimenti sottile, il che potrebbe incoraggiare le persone a continuare a fare attività fisica. Per i ricercatori, il metodo offre un modo più preciso per testare interventi mirati a mantenere la funzione cognitiva negli anziani. Lo studio riguarda cambiamenti acuti misurati durante i compiti cognitivi, non una dimostrata prevenzione a lungo termine del declino cognitivo o della demenza.
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