Il primo reattore turco di Akkuyu supera i test sotto pressione

Da giugno, i team di Rosatom fanno circolare acqua demineralizzata, cioè privata dei sali, nel circuito primario del primo reattore turco di Akkuyu, a una pressione di 24,5 MPa. In funzionamento normale, la pressione è di appena 16 MPa. Questa sollecitazione mette alla prova la solidità dell'insieme prima che l'impianto entri davvero in funzione. Il successo dell'operazione è stato appena confermato, e il reattore n. 1 supera così una tappa ritenuta cruciale.
Il circuito primario è il circuito che trasporta il calore prodotto nel nocciolo del reattore. Se perde, l'intero sistema è compromesso, da cui l'interesse di collaudarlo a una pressione superiore a quella di esercizio. L'operazione consente anche di controllare i vari componenti del circuito e di pulire le tubazioni principali. È stata preceduta dal caricamento di un combustibile fittizio, una replica priva di materiale radioattivo, per provare i gesti prima del combustibile vero. Il seguito è ormai noto: test funzionali a caldo, a una temperatura di almeno 260 °C, poi il caricamento del combustibile nucleare reale, prima dell'avvio della messa in servizio. Le fonti non indicano un calendario per queste fasi.
Il progetto si trascina da tempo: la Turchia vuole costruire una centrale nucleare nel sito di Akkuyu da sessant'anni. Il prezzo di questo cantiere è una forte dipendenza. La costruzione dei quattro reattori è stata affidata a Rosatom, la società statale russa, che ha anche finanziato i lavori, ne avrà la gestione e ne è persino proprietaria. Ankara si ritrova quindi legata a Mosca nel lungo periodo, una situazione che non può che favorire un buon rapporto con la Russia.
Una volta in funzione, la centrale dovrebbe coprire circa il 10% del fabbisogno elettrico del Paese, con una produzione annua stimata in 35 TWh (terawattora, l'unità di misura delle grandi centrali). Per una rete che già consuma molto, si tratta di una quota considerevole, ma questa cifra resta una previsione, verificabile solo dopo l'avvio e diversi anni di esercizio.
Per il suo secondo progetto nucleare, la Turchia ha scelto un altro approccio, tenendo conto del contesto geopolitico. Punta a una cooperazione tripartita con Stati Uniti e Corea del Sud. Per ora si tratta di un'intenzione, non di un accordo concluso.
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