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L'Europa approva un impianto retinico per leggere con la DMLE

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Illustrazione generata per «L'Europa approva un impianto retinico per leggere con la DMLE»
Illustrazione generata dall’IA — veduta d’artista, non documentaria

Per chi ha perso la parte centrale della vista, gli atti più comuni diventano difficili: leggere una riga di testo, riempire un cruciverba, controllare il telefono. Nel mondo, più di 5 milioni di persone soffrono della forma avanzata della degenerazione maculare legata all'età (DMLE), chiamata atrofia geografica, e finora nessuna terapia poteva restituire loro la vista. A luglio il sistema PRIMA è stato approvato in Europa. Negli Stati Uniti è ancora in attesa dell'autorizzazione della FDA.

La retina lavora su tre strati. I fotorecettori trasformano la luce in un segnale elettrico, le cellule bipolari elaborano quel segnale e le cellule gangliari lo trasmettono al nervo ottico e al cervello. In questa malattia muoiono solo i fotorecettori; gli strati a valle restano sani. PRIMA è stato progettato proprio su questo dato. L'impianto sostituisce i fotorecettori perduti e invia le informazioni visive direttamente ai circuiti che funzionano ancora. Sviluppato da Science Corporation in California, è, secondo le parole di Frank Brodie, oftalmologo dell'Università della California a San Francisco e direttore medico per l'oftalmologia della società, un modo di «sfruttare tutte le funzioni naturali del corpo per elaborare e trasmettere le informazioni».

La catena passa attraverso tre componenti. Gli occhiali, dotati di una piccola telecamera frontale, registrano ciò che vede chi li indossa, a circa cinque megapixel e 30 fotogrammi al secondo, una qualità vicina a quella televisiva. Il video grezzo viaggia tramite cavo in fibra ottica fino a un piccolo processore portatile, che lo trasforma in segnali di luce infrarossa e li rimanda agli occhiali. Un proiettore laser sugli occhiali invia quindi impulsi di luce quasi infrarossa a 880 nanometri, una lunghezza d'onda invisibile all'occhio, attraverso la pupilla fino all'impianto. L'impianto conta 378 pixel, ciascuno con un elettrodo e due celle fotovoltaiche. Queste celle convertono la luce in corrente elettrica per le cellule sane sottostanti e alimentano anche il chip, perciò l'impianto non richiede nessuna batteria.

Per i pazienti, la differenza è tra non avere alcuna alternativa e averne una. In Europa il sistema ha ora l'approvazione; negli Stati Uniti è ancora in attesa della FDA, e le fonti non indicano una data per quella decisione. I risultati riportati sono concreti: dopo l'addestramento, più dell'80% dei destinatari riusciva a leggere, completare cruciverba e usare il telefono. Il sistema tratta una causa specifica della perdita della vista, il punto cieco creato dalla DMLE avanzata, e i dati descrivono le persone che sono riuscite a svolgere quei compiti, non ogni paziente a cui viene impiantato.

più dell'80%dei destinatari riusciva a leggere, fare cruciverba e usare il telefono dopo l'addestramento

Fonti — leggere gli originali(ora di Parigi)

MIT Technology ReviewEN
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