Microbi intestinali come spia del declino precoce della memoria

Un campione di feci, un modello di apprendimento automatico e un anno di test della memoria: sono i passaggi alla base di uno studio che un giorno potrebbe aiutare i medici a riconoscere precocemente i problemi di memoria. I ricercatori della Cardiff University e dell'Imperial College London hanno esaminato 35 anziani, per lo più conviventi con un partner. In ogni coppia, una persona aveva un lieve deterioramento cognitivo e l'altra no. Il team ha studiato sia i batteri intestinali sia le sostanze chimiche prodotte da quei batteri, una combinazione che, secondo i ricercatori, non era mai stata studiata in questo modo.
I risultati mostrano una differenza netta. Le persone con lieve deterioramento cognitivo presentavano livelli significativamente più alti del batterio Izemoplasmatales e della sostanza chimica intestinale prolina. Avevano inoltre livelli più bassi dei batteri Ruminococcus e Lachnospira e dell'acido fumarico. Questi batteri appartengono a un gruppo più ampio già collegato alla salute del cervello in studi precedenti. Il team ha poi testato gli stessi marcatori su un gruppo indipendente proveniente da uno studio precedente, e questi hanno ancora separato le persone con lieve deterioramento cognitivo dagli individui sani. Secondo i ricercatori, una combinazione di batteri e sostanze chimiche ha distinto i due gruppi con elevata accuratezza.
Il secondo risultato riguarda il futuro. Nell'arco di un anno di monitoraggio, le persone con lieve deterioramento cognitivo i cui campioni iniziali contenevano più Bilophila e determinate sostanze chimiche (arginina, acido aspartico e ipoxantina), e meno Coprococcus, hanno mostrato un declino più rapido delle capacità di memoria e di pensiero. Per un paziente, ciò significherebbe che un campione prelevato oggi potrebbe indicare chi rischia di peggiorare rapidamente, ed è esattamente la domanda a cui oggi i clinici faticano a rispondere.
I limiti sono considerevoli, e gli autori li dichiarano apertamente. Lo studio ha coinvolto solo 35 persone, quindi i marcatori non sono ancora uno strumento diagnostico. I ricercatori affermano che sono necessari ulteriori lavori su gruppi più eterogenei e vogliono esaminare l'influenza di dieta, stile di vita, etnia, ambiente e rischio genetico. Julian Marchesi dell'Imperial College London ha dichiarato che studi futuri su gruppi più numerosi aiuteranno a individuare quali microbi e sostanze chimiche siano più importanti.
Cosa cambierebbe se questi marcatori si confermassero? In linea di principio, le persone a rischio potrebbero essere individuate con test semplici e non invasivi, e una diagnosi più precoce potrebbe seguire. Ma questo passo dipende da studi più ampi che non esistono ancora, e non è stata annunciata alcuna scadenza. Per ora, la ricerca indica una nuova direzione: l'intestino potrebbe offrire una visione precoce di ciò che accade nel cervello.
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