Mini-tumori trovano combinazione contro il cancro al fegato nei topi
Una raccolta di 35 mini-tumori del fegato viventi e tridimensionali ha fornito ai ricercatori dell’Università di Basilea un banco di prova per trattamenti destinati a diverse forme della malattia. Nei topi portatori di tumori derivati da quegli organoidi, una combinazione di regorafenib, selinexor e ixazomib ha rallentato la crescita tumorale in modo più efficace rispetto al solo regorafenib, senza una tossicità aggiuntiva significativa nel modello studiato.
Il team, guidato dal professor Markus Heim e dal dottor Sandro Nuciforo, si è concentrato sul carcinoma epatocellulare, la forma più comune di cancro al fegato. I suoi tumori possono differire in base alla causa della malattia e alle alterazioni genetiche delle cellule tumorali, contribuendo a spiegare perché le immunoterapie e altri farmaci funzionino per alcuni pazienti ma non per tutti.
Gli organoidi — strutture tridimensionali ottenute da cellule tumorali vive — conservano caratteristiche fondamentali dei tumori che rappresentano. Molti sono stati fatti crescere a partire da piccoli campioni prelevati durante biopsie con ago a scopo diagnostico, compresi tumori avanzati che erano sottorappresentati nelle precedenti collezioni di organoidi. I ricercatori hanno inizialmente condotto uno screening automatizzato di 1.642 composti su quattro organoidi selezionati, poi hanno testato i candidati promettenti su una selezione più ampia.
Invece di colpire una sola vulnerabilità, i ricercatori hanno combinato farmaci con meccanismi d’azione diversi. Diverse combinazioni di due e tre farmaci hanno dato risultati migliori su organoidi di tumori diversi rispetto ai singoli medicinali. Alcune combinazioni di tre farmaci hanno anche avuto un effetto nettamente più debole sugli organoidi epatici non tumorali, suggerendo un’azione più selettiva in questi modelli.
In concreto, la raccolta offre ai ricercatori un modo per confrontare i trattamenti su una gamma più ampia di tumori del fegato prima che vengano presi in considerazione per i pazienti. Per ora non cambia la pratica clinica. Gli organoidi non riproducono completamente vasi sanguigni, cellule immunitarie e altri componenti che circondano un tumore, e la triplice terapia richiede ancora ulteriori studi prima di poter essere utilizzata sui pazienti.
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