Nei topi, i neutrofili embrionali combattono già come quelli adulti

Un'immagine al microscopio del team di Turku mostra strutture pallide, simili a ragnatele. Sono le reti che i neutrofili, i primi soccorritori del sistema immunitario, tessono per intrappolare e distruggere i patogeni. Per gran parte della storia della medicina, queste reti sono state osservate negli adulti durante la lotta contro le infezioni. Il nuovo studio, pubblicato su Nature Communications, dimostra che sono presenti anche nell'embrione, molto prima che possa arrivare qualsiasi infezione.
I neutrofili sono globuli bianchi che, all'inizio di un'infiammazione, passano dal flusso sanguigno ai tessuti per eliminare i microbi nocivi. Il loro ruolo è ben documentato negli adulti. Negli embrioni, invece, non lo era. Lintukorpi riassume così il enigma: l'utero è un ambiente quasi sterile, quindi da cosa si difenderebbero le cellule di difesa embrionali? Questa domanda ha portato il team a osservare i tessuti in sviluppo dei topi, dove ha trovato grandi popolazioni di neutrofili in diversi organi.
Per capire se queste cellule fossero davvero attive, i ricercatori hanno usato il sequenziamento dell'RNA a singola cellula, un metodo che legge quali geni ogni singola cellula sta attivando. I neutrofili embrionali e quelli adulti si sono rivelati leggermente diversi nell'espressione genica, ma le loro principali fasi di sviluppo erano simili. I test funzionali hanno poi mostrato che le cellule embrionali potevano inglobare particelle, produrre composti tossici dell'ossigeno e formare all'esterno della cellula trappole simili a ragnatele. La conclusione di Hofmann è che non sono semplicemente versioni immature delle cellule adulte, ma cellule funzionalmente mature.
La scoperta più inattesa, secondo Hofmann, riguarda la posizione. Molti di questi neutrofili si trovano al di fuori dei vasi sanguigni, a diretto contatto con le cellule dei tessuti in sviluppo. Questo suggerisce che potrebbero anche contribuire a modellare i tessuti e a mantenerne l'equilibrio, non solo a combattere i microbi. Rantakari afferma che i risultati dimostrano che i neutrofili svolgono un ruolo molto più attivo nello sviluppo dei tessuti di quanto si pensasse finora.
Cosa cambia, e per chi? Per ora, i vantaggi sono per la ricerca. I medici che curano feti e neonati potrebbero beneficiarne in futuro, se le stesse cellule fossero confermate negli embrioni umani, dato che gli autori affermano che il lavoro potrebbe contribuire a future terapie per le infezioni prenatali e perinatali e per le malattie infiammatorie. Lo studio non fornisce alcuna scadenza per questo, e tutto ciò che è emerso finora proviene da modelli sperimentali nei topi.
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