Studio pilota testa il coaching culinario per caregiver di bambini malati di cancro
Al momento dei pasti, un caregiver può cercare di nutrire un bambino che ha la nausea, poco appetito o alterazioni del gusto. I ricercatori dell’Università Drexel e dell’Ospedale pediatrico di Philadelphia hanno testato Caregivers’ Kitchen, uno studio pilota di otto settimane, a distanza, basato su cucina e coaching per caregiver di bambini sottoposti a trattamento oncologico.
Il programma ha combinato quattro workshop di cucina virtuali dal vivo con quattro chiamate individuali di coaching per caregiver. I workshop offrivano indicazioni pratiche e ricette accessibili, mentre il coaching dava ai caregiver la possibilità di discutere difficoltà specifiche, individuare obiettivi realistici e adattare i pasti ai sintomi, che possono cambiare durante il trattamento e la ripresa.
Le dieci coppie caregiver-bambino partecipanti hanno ritenuto il formato utile e accettabile. Brandy-Joe Milliron dell’Università Drexel ha affermato che le famiglie desideravano un supporto nutrizionale e culinario che andasse oltre le informazioni, mentre Tracey Jubelirer, che dirige il programma di oncologia integrativa presso l’Ospedale pediatrico di Philadelphia, ha descritto le esigenze mutevoli che i caregiver devono affrontare in relazione a nausea, appetito, gusto e peso. Nel complesso, la soddisfazione è stata elevata e il coinvolgimento incoraggiante.
I ricercatori chiariscono cosa lo studio non può dimostrare. Essendo un piccolo studio pilota, non fornisce prove che Caregivers’ Kitchen migliori gli esiti clinici. È previsto uno studio più ampio per esaminare l’assunzione alimentare dei bambini, le complicanze legate al trattamento, la composizione corporea e il peso, insieme alla fiducia, alla preparazione e al disagio dei caregiver. Le segnalazioni delle famiglie, secondo cui la programmazione degli appuntamenti e le valutazioni lunghe erano gravose, contribuiranno inoltre a orientare la prossima versione, pensata per essere più flessibile e autogestita, pur mantenendo il coaching individuale.
E dunque, concretamente, il cambiamento a breve termine riguarda il modello di supporto disponibile per la sperimentazione: i caregiver potrebbero ricevere indicazioni di cucina adattabili ai sintomi attuali del bambino, oltre a un aiuto individuale per integrarle nella vita familiare. È una direzione promettente per le famiglie in trattamento, ma un’alimentazione migliore o una riduzione delle complicanze restano esiti che lo studio più ampio dovrà verificare, non risultati già dimostrati da questo studio pilota.
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