Sulla ISS una biostampante crea tessuto cartilagineo in microgravità

Il 9 ottobre 2026, l'astronauta della NASA Jessica Watkins si trovava nella Life Science Glovebox del modulo di laboratorio Kibo, a bordo della Stazione spaziale internazionale. Ha mescolato campioni di cellule vive con un bioinchiostro, il gel che trasporta le cellule, poi ha riempito una cartuccia speciale con il composto. Una biostampante usa quella cartuccia per costruire il tessuto strato dopo strato, come una stampante da ufficio deposita l'inchiostro.
L'esperimento si chiama InSPA-Auxilium Bioprinter-Cell Printing. Studia il bioprinting 3D della cartilagine in microgravità, il tessuto resistente e flessibile che ammortizza le articolazioni. Il bisogno è enorme: NASASpaceFlight riferisce che ogni anno negli Stati Uniti si verificano oltre 900.000 lesioni alla cartilagine del ginocchio, e fino a 200.000 richiedono un intervento chirurgico.
Sulla Terra, le cellule tendono a depositarsi mentre l'inchiostro resta nella stampante. In orbita, questo deposito scompare. NASASpaceFlight sostiene che ciò consente di stampare tessuto più uniforme e di qualità superiore a quello terrestre, e la NASA descrive l'obiettivo negli stessi termini: cartilagine di qualità superiore a quella prodotta sulla Terra. Si tratta di aspettative, non ancora di risultati misurati per i pazienti.
Auxilium Biotechnologies riferisce ulteriori risultati ottenuti con la sua biostampante orbitale AMP-1. La società afferma che la stampante ha prodotto in orbita tessuti renali, epatici e cartilaginei e 28 impianti per la riparazione dei nervi, che presenta come una prima assoluta per il tessuto renale ed epatico nello spazio. Si tratta di dati forniti dalla società stessa, che non sono ancora stati riprodotti da un team indipendente sulla base del materiale disponibile qui.
A chi giova, e quando? I pazienti con danni alla cartilagine sarebbero i primi beneficiari se il metodo raggiungesse l'uso clinico, e gli equipaggi delle missioni lunghe potrebbero un giorno stampare tessuto a bordo. Né la NASA né Auxilium indicano una data. Per ora si tratta di ricerca: cellule stampate in orbita, testate e analizzate, senza ancora alcun tessuto impiantato in un paziente.
Fonti — leggere gli originali(ora di Parigi)
Pagine consultate durante la stesura
Commenti
Caricamento della discussione…
Accedi per scrivere un commento. Accedi