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Esercizi di lingua potenziano i neuroni superstiti nei roditori

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Illustrazione generata per «Esercizi di lingua potenziano i neuroni superstiti nei roditori»
Illustrazione generata dall’IA — veduta d’artista, non documentaria

Nella sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattia nota anche come malattia di Lou Gehrig, i nervi che determinano il movimento muscolare muoiono, e non esiste ancora una cura. Non tutti i nervi che controllano la lingua muoiono, però, soprattutto nelle fasi iniziali. Un team dell'Università del Missouri si è posto una domanda semplice: si può far lavorare di più i sopravvissuti? In un modello su roditori, la risposta è stata affermativa. L'esercizio della lingua ha migliorato l'attività dei neuroni superstiti che controllano il movimento della lingua, aiutandoli a compensare quelli andati perduti.

Il meccanismo si chiama neuroplasticità: il sistema nervoso modifica il proprio funzionamento per compensare il danno. Quando i neuroni rimasti si fanno carico di una parte maggiore del lavoro, la funzione che sostengono può durare più a lungo. «Questo adattamento si chiama neuroplasticità, cioè il sistema nervoso modifica il proprio funzionamento per compensare il danno, e questa scoperta offre speranza a chi soffre di malattie dei motoneuroni», ha dichiarato Nicole Nichols, professoressa associata presso la Facoltà di Medicina veterinaria e coautrice dello studio.

Il risultato è ancora preclinico, nel senso che deriva dalla ricerca animale e non è stato verificato sull'uomo. Nichols ha spiegato che i risultati potrebbero orientare future terapie in grado di imitare gli effetti dell'esercizio, per i pazienti che non sono in grado di allenare la lingua. Un'ipotesi da lei citata è un farmaco iniettabile capace di attivare i motoneuroni superstiti. Entrambi gli approcci, ha osservato, richiederebbero sperimentazioni cliniche sull'uomo. Il team intende inoltre verificare se nelle persone affette da malattie dei motoneuroni si registri lo stesso potenziamento dei neuroni superstiti osservato nel modello.

Per le persone che convivono con la SLA, il cambiamento si misurerebbe nella vita quotidiana. Mantenere stabili il riflesso della deglutizione e le vie aeree riduce il rischio di apnea notturna, e può determinare se un paziente abbia bisogno di un sondino per l'alimentazione o possa continuare a mangiare normalmente. «È estremamente importante per la qualità della vita», ha detto Nichols. Per ora nulla di tutto questo raggiunge i pazienti: il team spera di portare l'esercizio della lingua verso le sperimentazioni sull'uomo entro i prossimi anni, grazie alle collaborazioni nell'ambito del programma NextGen Precision Health di Mizzou.

Lo studio ha riunito più discipline. Accanto a Nichols hanno partecipato Teresa Lever, ricercatrice sulla deglutizione e professoressa presso la Facoltà di Medicina, e Filiz Bunyak-Ersoy, esperta di intelligenza artificiale e professoressa assistente presso la Facoltà di Ingegneria. La prima autrice, Amy N. Keilholz, figura nella pubblicazione. «Questo approccio di lavoro di squadra aiuta, in ultima analisi, a portare la scienza di base dal banco di laboratorio alla clinica più rapidamente», ha affermato Nichols.

Fonti — leggere gli originali(ora di Parigi)

Medical XpressEN
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