Lo stabilimento Hyundai in Georgia opera con 1.400 robot
Entrando in uno stabilimento di Hyundai nello Stato americano della Georgia, non si sente il rombo sommesso e continuo dei nastri trasportatori, né si vedono scintille di saldatura lampeggiare senza sosta. Il robot quadrupede Spot pattuglia autonomamente i corridoi e controlla le carrozzerie con i suoi sensori; le operazioni altamente ripetitive, come la saldatura e la verniciatura, sono invece affidate in gran parte a bracci meccanici. Nello stabilimento sono operativi complessivamente 1.400 robot, con un rapporto tra persone e robot di 2:1, contro una media di 7:1 nell’industria automobilistica statunitense. Il caso, seguito dal Nikkei, mostra come le fabbriche automobilistiche stiano passando da una disposizione incentrata su apparecchiature fisse a una produzione i cui processi vengono regolati dal software.
Il punto di forza dei bracci meccanici è rappresentato da velocità e precisione; il loro limite è la posizione fissa, che impone di adattare a essi la configurazione del processo produttivo. I robot mobili autonomi possono invece orientarsi all’interno dello stabilimento e raggiungere il luogo in cui è stato rilevato un problema, assumendo il ruolo di addetti alle ispezioni; i veicoli a guida automatica, che trasportano i materiali all’interno della fabbrica, si occupano del trasferimento dei carichi pesanti. Hyundai possiede interamente Boston Dynamics e Spot lavora già concretamente nello stabilimento. L’azienda prevede di introdurre il robot umanoide Atlas nel 2028, affidandogli lo smistamento dei componenti e l’approvvigionamento dei materiali, perché la struttura umanoide gli consente di adattarsi agli spazi e agli strumenti progettati per le persone.
L’assemblaggio finale resta la fase più difficile da automatizzare: è il momento in cui componenti come cablaggi, tubi flessibili e parti in resina vengono montati per realizzare un veicolo completo. Questi materiali flessibili richiedono sensibilità e regolazioni precise; Hyundai ha fissato l’obiettivo di portare l’assemblaggio finale a un tasso di automazione del 40%. La pressione sui costi è diretta: Oliver Wyman stima che il costo del lavoro rappresenti tra il 65% e il 70% del costo complessivo di lavorazione e assemblaggio in una fabbrica automobilistica; calcolato per veicolo, ammonta a 1.341 dollari negli Stati Uniti e a circa 400 dollari per i produttori cinesi. Per le case automobilistiche che devono produrre negli Stati Uniti, aumentare la produttività per addetto è una delle poche strade per colmare il divario; anche i costruttori cinesi stanno accelerando l’automazione e in alcuni nuovi stabilimenti il tasso di automazione della saldatura ha già raggiunto il 100%.
Ma 1.400 robot non significa 1.400 robot generalisti. Non è ancora del tutto chiaro, sulla base delle conferme ufficiali disponibili, se il numero includa soltanto i bracci meccanici e i veicoli a guida automatica oppure anche i robot collaborativi e le apparecchiature di ispezione. L’«introduzione di Atlas nel 2028» non equivale inoltre a una «messa in servizio completata nel 2028»: Hyundai non ha ancora reso noto né il numero di unità previste né il carico di lavoro di ciascuna macchina. In questa fase la tecnologia sta passando dalla sperimentazione all’esercizio limitato; il vero ostacolo ai costi è insegnare ai robot nuovi compiti, un processo che può richiedere mesi e la presenza continua di ingegneri.
In concreto, i robot cambiano innanzitutto il contenuto delle mansioni e non portano necessariamente a una riduzione immediata del numero complessivo di addetti nel polo. Nel polo della Georgia lavorano già oltre 8.500 persone, considerando anche le attività a monte e a valle, e Hyundai prevede di continuare ad assumere mentre la capacità annua salirà da 300.000 veicoli a 500.000 veicoli; la riduzione del personale necessario per ogni veicolo può verificarsi contemporaneamente all’aumento dell’occupazione complessiva. I robot quadrupedi effettuano le ispezioni, i veicoli a guida automatica trasportano i carichi pesanti e i robot umanoidi gestiscono le operazioni di movimentazione più complesse; agli esseri umani restano la responsabilità della qualità e le decisioni finali. Entro il 2027, si prevede che il settore automobilistico rappresenterà il 24% delle applicazioni globali dei robot umanoidi, ma nella maggior parte dei casi si tratterà ancora di sperimentazioni con alcune unità o una decina per linea, che richiedono monitoraggio umano, riposizionamento e gestione delle anomalie.
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