Nei topi, UIC identifica due bersagli proteici per l’ipertensione polmonare
Dopo che i topi geneticamente modificati sono stati esposti alle uova di Schistosoma mansoni, i ricercatori della UIC hanno monitorato cuore e polmoni con ecografie, microscopia e test della pressione sanguigna. Il team, guidato da Suellen D’Arc dos Santos Oliveira, ha inoltre analizzato campioni derivati da pazienti e identificato due proteine come possibili bersagli nell’ipertensione polmonare associata alla schistosomiasi.
La malattia inizia quando le arterie polmonari si ispessiscono e limitano il flusso sanguigno tra cuore e polmoni. Il ventricolo destro reagisce battendo più forte, aumentando la pressione in quelle arterie. Schistosoma mansoni infetta i vasi sanguigni degli esseri umani e dei roditori, depone le uova nell’addome e può farle arrivare in organi come i polmoni. La forma associata colpisce più di 1 milione di persone nel mondo e attualmente non ha una cura.
Il quadro molecolare era squilibrato: P2X7R era presente a livelli più elevati, mentre c-IAP2 era più bassa. P2X7R può alimentare l’infiammazione e la morte cellulare; c-IAP2 contribuisce a prevenire la morte cellulare. Quando i ricercatori hanno bloccato P2X7R con brilliant blue G, nei topi sono diminuiti alcuni segni della malattia, suggerendo che questa via meriti ulteriori studi come possibile bersaglio terapeutico.
In concreto, lo studio modifica le opzioni di ricerca più che il trattamento in clinica. P2X7R può ora essere testata come possibile punto d’intervento, mentre la perdita di c-IAP2 offre un ulteriore indizio su come la malattia peggiori. Se studi traslazionali più ampi confermeranno il risultato, i bersagli potrebbero contribuire a una diagnosi più precoce o a nuove terapie. Per i pazienti di oggi, l’effetto pratico immediato è limitato: il lavoro non dimostra l’efficacia di un trattamento o di un test diagnostico sugli esseri umani.
Oliveira descrive il risultato come un primo passo e intende ampliare il lavoro con un numero maggiore di campioni umani. Il team interdisciplinare comprende scienziati della Rush University, delle università federali di San Paolo e Rio de Janeiro, della Cleveland Clinic Foundation e della Stanford University. Lo studio è pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences; i risultati ottenuti sui topi devono ancora essere verificati in studi più ampi che coinvolgano persone.
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