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Studio australiano: un sottotipo «circadiano» di depressione

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Illustrazione generata per «Studio australiano: un sottotipo «circadiano» di depressione»
Illustrazione generata dall’IA — veduta d’artista, non documentaria

Quasi uno su quattro, in un ampio studio australiano su persone con depressione grave, ricorrente o persistente, condivideva un quadro riconoscibile: un andamento stagionale della malattia, dormire di più quando si è depressi, risveglio con grande stanchezza e tendenza a essere nottambuli. I ricercatori dell'Università di Sydney hanno ora dato a questo quadro un nome, «depressione circadiana», e affermano che si tratta di un sottotipo distinto della malattia.

Gli antidepressivi della famiglia degli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) sono di solito la prima opzione per curare la depressione. Per le persone con il sottotipo circadiano, lo studio rileva che sono meno efficaci e comportano più effetti collaterali. La ragione risiede nell'orologio interno delle 24 ore, che regola il ciclo sonno-veglia. Poiché questo sottotipo è legato ai circuiti cerebrali dell'orologio stesso, i trattamenti che agiscono su quei circuiti, come la melatonina, gli antidepressivi mirati alla melatonina e la fototerapia, risultano più efficaci in questi pazienti.

Lo studio ha utilizzato dati clinici e genetici di oltre 10.000 persone con depressione, tratti dall'Australian Genetics of Depression Study, condotto su scala nazionale. Tra loro, 2.604 partecipanti sono stati classificati come affetti da depressione circadiana. Questi pazienti avevano maggiori probabilità di aver sviluppato la depressione in età più precoce e presentavano sintomi più gravi, tra cui mania e livelli più elevati di pensieri suicidi. Avevano inoltre un rischio genetico più alto di problemi di salute infiammatori e cardiovascolari, e di gravi disturbi del neurosviluppo, tra cui l'ADHD. Lo studio identifica queste associazioni come correlazioni genetiche; non stabilisce che il sottotipo ne sia la causa.

Per i giovani, la posta in gioco è immediata. Ian Hickie, codirettore del Brain and Mind Centre e psichiatra clinico, afferma che non riconoscere la depressione circadiana nei giovani ha spesso portato a fallimenti terapeutici precoci e a più effetti collaterali. «La maggior parte dei giovani riceve prima gli SSRI, ma per almeno un quarto esistono opzioni mediche e comportamentali più adatte, centrate sulla componente circadiana», ha dichiarato. Il dottor Jacob Crouse, coautore senior, ha affermato che i medici «dovrebbero ricorrere a queste opzioni molto prima» con i pazienti che presentano questo quadro. Lo studio non fissa una data per questo cambiamento nella pratica e lascia la decisione ai medici e ai pazienti i cui antidepressivi attuali non funzionano, che sono invitati a parlarne con il proprio medico alla luce della propria situazione.

I risultati si basano su un'unica coorte nazionale, e lo studio non chiarisce se altre popolazioni mostrino la stessa proporzione del sottotipo. Resta semplice il messaggio degli autori: la depressione non è una malattia unica, e una mappa più chiara dei suoi sottotipi permette ai medici di proporre prima il trattamento con maggiori probabilità di funzionare.

2.604partecipanti con depressione circadiana, quasi il 25% degli oltre 10.000 studiati

Fonti — leggere gli originali(ora di Parigi)

Medical XpressEN
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