Fervo: la centrale geotermica dello Utah vende energia alla rete

Nella contea di Beaver, nello Utah, le trivelle continuano a girare alla centrale Cape Station. La prima unità dell'impianto, da 33 megawatt (MW), è stata accesa e ora vende elettricità alla rete. Fervo Energy, una startup con sede a Houston quotata in borsa a maggio, afferma che il suo progetto è la prima centrale geotermica di nuova generazione su scala industriale al mondo a fornire energia. L'attività commerciale comincia giovedì, quando Shell Energy, fornitore di energia al dettaglio in California, inizierà ad acquistarne la produzione.
La geotermia tradizionale dipende da dove la natura ha collocato acqua calda e vapore nel sottosuolo. Fervo invece perfora rocce calde e secche, ricorrendo a tecniche prese in prestito dal settore petrolifero e del gas, e crea in quel punto un serbatoio che produce vapore per far girare le turbine. Oggi la geotermia occupa una piccola parte della rete elettrica statunitense, con il 0,4% dell'elettricità prodotta ogni anno, per cui la domanda è sempre stata se l'approccio potesse essere portato su larga scala. Il precedente impianto pilota di Fervo da 3,5 MW in Nevada, in funzione dalla fine del 2023, aveva dimostrato che la tecnologia funzionava. Cape Station, un progetto da 2 miliardi di dollari previsto a 500 MW, è il banco di prova per capire se funziona alle dimensioni che contano per un gestore di rete.
Il calendario è preciso. Fervo afferma di mettere in servizio altri due blocchi da 33 MW entro il 1° gennaio 2027, mentre i restanti 400 MW, sostenuti da un nuovo accordo con Google, sono in costruzione per il 2028. Il costo è la parte più difficile. La fase 1 dovrebbe fornire energia a 7.000 dollari per kilowatt e la fase 2 a 5.500 dollari per kilowatt, secondo quanto l'azienda aveva già dichiarato a Canary Media. Per confronto, nel 2025 la costruzione di una centrale a gas naturale è costata in media 2.157 dollari per kilowatt. Fervo non ha reso noti i termini dei suoi accordi di acquisto di energia, i contratti a lungo termine con cui vende la produzione, che nel complesso coprono circa 1.000 MW, sufficienti per circa 1 milione di abitazioni statunitensi ogni anno.
Per la rete, il vantaggio è tanto nella flessibilità quanto nell'energia pulita. La geotermia ha tradizionalmente funzionato a pieno regime per 24 ore su 24, ma gli impianti di nuova generazione potrebbero aumentare la produzione la sera, quando cala quella solare, con la possibilità di abbassare i costi complessivi della rete. Potrebbero anche essere localizzati per alimentare direttamente i data center, «dietro il contatore», in modo che il costo della nuova capacità non ricada sui clienti delle utility. Questi vantaggi dipendono dal calo dei costi di perforazione e dalla gestione delle autorizzazioni e delle preoccupazioni delle comunità locali, e gli esperti affermano che entrambi restano ostacoli concreti. Per ora, la risposta alla domanda «cosa cambia» è una prima unità da 33 MW che alimenta i clienti californiani questa settimana, e un percorso verso 500 MW entro il 2028, se perforazioni e finanziamenti reggeranno.
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