Test sul fondale dell'Oregon: energia per quasi 30 secondi

Per quasi 30 secondi, un macchinario a circa un miglio sotto il Pacifico ha prodotto elettricità dal calore di un vulcano sottomarino. È il risultato annunciato lunedì da Endurance Energy, dopo aver installato la sua unità di prova Adélie durante una dimostrazione di tre settimane a settembre al largo della costa dell'Oregon. Il fondatore della startup di Seattle, Andrew Redd, ex ingegnere di SpaceX, lo definisce un primo passo: «Adélie ha fatto esistere tutto questo, e ora sappiamo che è possibile».
La perforazione è venuta prima. Dalla nave da ricerca Ocean Guardian, la squadra ha perforato a distanza un pozzo relativamente poco profondo in un campo di bocche alla base dell'Axial Seamount, un vulcano sottomarino attivo a circa 300 miglia a ovest dell'Oregon. La trivella è un modello geotecnico modificato che i operatori del petrolio e del gas offshore utilizzano normalmente per estrarre carote di roccia. Un robot sottomarino ha poi collegato l'unità Adélie al pozzo, che porta verso la superficie acqua di mare calda e ricca di minerali. Il sistema, del peso di 3 tonnellate, utilizza un ciclo di Rankine organico, lo stesso tipo di circuito presente in molti impianti geotermici terrestri, che trasferisce il calore dal fluido per far girare una turbina e generare elettricità.
La scommessa di Redd è che la via offshore valga la difficoltà. La maggior parte degli sviluppatori geotermici lavora sulla terraferma. Lui vede le maggiori potenzialità nelle zone vulcanicamente attive dove le placche tettoniche si allontanano, e afferma che Endurance sta progettando la propria tecnologia «da zero» per resistere alla pressione e alla corrosione delle profondità marine. I tentativi offshore precedenti erano molto più modesti: i pochi watt del gruppo cinese nel 2016 e il pozzo islandese finito in acqua di mare corrosiva. L'azienda ha raccolto 63 milioni di dollari da società di venture capital.
Non tutti sono convinti. Emily Pope, geologa del Center for Climate and Energy Solutions, definisce l'approccio «che fa alzare un sopracciglio». Riconosce un reale interesse scientifico, ma dubita della sostenibilità economica: operare in acque salate e ostili è costoso e complesso, e l'energia dovrebbe percorrere lunghe distanze per raggiungere i clienti. Le isole remote sembrano candidati ideali, eppure potrebbero adottare più facilmente l'energia solare e le batterie, che costano meno. Secondo lei, la ricerca sottomarina comporta «una sfida tecnologica così grande» senza «una domanda davvero significativa».
Cosa cambierebbe se il sistema funzionasse è una questione che riguarda innanzitutto Tonga. Endurance sta collaborando con la nazione insulare a un progetto da 2 megawatt pensato per ridurre la dipendenza dal gasolio importato, e il test in Oregon è una prima tappa di quel piano. Ma il sistema deve prima restare in funzione per più di mezzo minuto. Le fonti non indicano una tempistica per il progetto di Tonga, quindi per ora il risultato è una prova di principio: il fondale marino può ospitare un'unità geotermica che ha funzionato per quasi 30 secondi, e il prossimo test dirà per quanto tempo potrà restare attiva.
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