Umanoide AgiBot: 46.686 domande in un ospedale di Pechino

In un atrio d'ospedale affollato le domande non finiscono mai: quale reparto mi serve, come si svolge la visita, cosa copre la mia assicurazione? Allo sportello di orientamento ambulatoriale del Peking University People's Hospital di Pechino, ora un robot se ne occupa in parte. È il Lingxi X2 di AgiBot, un umanoide di mezza taglia pensato per contesti in cui le persone gli parlano faccia a faccia. Risponde con una voce dal tono umano e con gesti, e nel giro di poco è diventato una presenza abituale allo sportello.
Dietro la voce c'è l'assistente medico basato sull'intelligenza artificiale dell'app Afu di Ant Group, che gira sul grande modello medico di Ant Group. Il robot è inoltre collegato alla base di conoscenza privata dell'ospedale, quindi le sue risposte attingono alle informazioni dell'ospedale stesso e non a risposte generiche. Il suo compito è circoscritto: indirizza i pazienti al reparto giusto, spiega le procedure di visita, risponde a domande sulla polizza di assicurazione sanitaria e fornisce indicazioni all'interno della struttura. Non fa diagnosi né cura. Supporta il personale allo sportello per le richieste di base.
Secondo le aziende, il robot ha lavorato allo sportello per 66 giorni lavorativi fino al 30 settembre e ha completato 46.686 interazioni, circa 707 al giorno, con un picco giornaliero di 1.420. Si tratta di dati operativi pubblicati dalle stesse aziende, non di misurazioni di un soggetto esterno, e la comunicazione non li confronta con quanto gestisce il personale umano nello stesso periodo.
Il progetto estende la spinta di AgiBot verso ruoli di servizio rivolti al pubblico, dopo i recenti programmi in campus universitari e parchi a tema. Per Afu, l'assistente medico di Ant Group passa dallo schermo di un telefono a una presenza fisica nel punto in cui i pazienti arrivano per primi.
Per il personale ospedaliero, il vantaggio sta nella parte ripetitiva del lavoro: le domande che di solito si accumulano sul personale di orientamento vanno al robot. Per i pazienti significa una risposta rapida, che resta coerente da un visitatore all'altro. L'obiettivo dichiarato dalle aziende è un modello replicabile e diffondibile su larga scala, ma le fonti non indicano tempi, numero di sedi né prezzo. Per ora si tratta di un solo sportello in un ospedale di Pechino, e il passo successivo è dimostrare che il modello funziona anche altrove.
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